Mentre una buona metà dell’architettura italiana era occupata a farsi cacciare dal Movimento Moderno, dai tardi anni ’50 il paese conosceva un nuovo concetto di turismo e tempo libero, e un nuovo Moderno dentro il quale andare in vacanza.
La “cacciata” era quella provocata da progetti come la Pineta di Arenzano, che seminavano il panico nel dibattito moderno reintroducendo materiali locali, ripensamenti del dettaglio decorativo, echi di storicità e genius loci. Non esattamente il Gropius degli anni Bauhaus.
Il nuovo turismo e il tempo libero erano invece quelli accessibili a una più grande parte della popolazione, con una nuova, netta separazione vita-lavoro che accompagnava l’Italia nel suo celebre boom economico – e soprattutto edilizio: ed è lì che si apriva un dibattito più caldo rispetto a quello sull’ortodossia modernista.

